mercoledì 5 settembre 2012

La Strada - Cormac McCarthy

Cupo e triste. Questi i primi due aggettivi con cui definirei questo volume vincitore del premio Pulitzer nel 2007.
McCarthy tratteggia la sopravvivenza di padre e figlio in seguito ad una non precisata apocalisse - la loro vita sulla "strada" appunto.
La prosa è scarna, direi ridotta davvero all'essenziale, ma proprio per questo in grado di trasmettere quel senso di opprimente angoscia legata all'inevitabilità di un futuro che non c'è. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. Perché vi sono moltissimi altri sentimenti e sensazioni che si muovono fra le righe, scomparendo e riapparendo: farne anche solo un abbozzo non renderebbe giustizia allo scritto. Solo su una cosa posso soffermarmi, ovvero sul grande legame che lega padre e figlio, e su come questo sia il motore che permette ad entrambi di affrontare i giorni di interminabili vuoto uno alla volta.
Di sicuro non una lettura "semplice" (nonostante l'esiguo numero di pagine - circa 220) ma, di fatto una grande lezione sull'amore paterno e sul non arrendersi.

TRAMA
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. 

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