Uno dei migliori romanzi di fantascienza mai scritti. Molti sostengono che superi mostri sacri come il ciclo delle Fondazioni di Asimov o il ciclo di Dune di Herbert. Non mi spingo così in là da creare un podio, ma qui tocchiamo veramente gli apici del genere.
A leggere la sinossi parrebbe che il tema trattato sia quanto mai banale: educazione dei cadetti spaziali. E' vero, il tema è quello. Eppure solo dopo averlo finito se ne capisce davvero la portata. La vera idea dell'accademia spaziale ce la fornisce Card, spalancando le porte di quel mondo in maniera definitiva. Altissimi ritratti psicologici dei personaggi, un intreccio tutt'altro che scontato, e un flusso di scrittura senza mai un calo di tensione sono ingredienti mescolati talmente bene da tenere incollato il lettore, quasi obbligandolo a proseguire.
Certo, il richiamo a "Starship Troopers" di Heinlein è nell'aria, ma siamo su due livelli distinti, dal momento che la crudezza di quest'ultimo qui non si sente.
Chiunque pensi di sapere tutto sui cadetti spaziali, troverà una bella sorpresa.
Sicuramente un'imperdibile space opera moderna.
TRAMA
Gli alieni hanno attaccato due volte la Terra e hanno quasi distrutto la specie umana. Per assicurarsi la vittoria nel successivo scontro di questa guerra, il governo del mondo ha deciso di creare una razza di geni militari, di allevare bambini al di fuori del mondo normale e istruirli nelle arti marziali tramite una serie di "giochi di guerra" e di combattimenti simulati, basati sull'uso del computer. Ender Wiggin è un genio tra i geni: nato con le doti di un superbo comandante e condottiero di uomini, viene forzato a una precoce maturità attraverso un addestramento continuo e pressante. Toccherà a lui, unico a vincere tutti i "giochi", assumere il comando delle forze terrestri e la salvezza del genere umano sarà nelle sue mani...
venerdì 11 gennaio 2013
venerdì 28 dicembre 2012
Sulla Strada - Jack Kerouac
La voce di una generazione alla ricerca della voglia di vivere. Questo è il pensiero cardine su cui bisogna focalizzarsi accostandosi a "On The Road".
Una generazione appena uscita dal secondo conflitto mondiale, capace di rovesciare completamente valori e credenze, di mostrare gli estremi dell'animo umano. Tutto ciò che prima sembrava "inevitabile", viene ora "messo in discussione". Inizia ad agitarsi una voglia di ribellione e di libertà che poi sfocerà in maniera completa negli anni a seguire. Ed è proprio questo sentimento di ricerca, di evasione, il motore trainante. Un motore personificato via via nei vari personaggi che si vengono ad incontrare. Ognuno sembra essere spinto da qualcosa di diverso, ma il comune denominatore è la brama di vita: un "richiamo" per Sal e quasi una "follia" nel comportamento di Dean. Quindi si va sulla strada, da soli, in compagnia, al volante, come passeggeri - poco importa - ma ciò che conta è muoversi, andare, non fermarsi, sempre in cerca della vita - quella vera e vissuta. Fattori questi che si adattano alla perfezione allo stile di Kerouac (O forse è lo stile che li rende al meglio?): rapido, scattante, musicale, senza tregua. Perché, di fatto, la tregua non può esserci, per il semplice motivo che la "grande ricerca" non avrà mai probabilmente fine. E quindi resta solamente il rimettersi in moto per vedere cosa c'è più avanti sulla - nostra - strada.
TRAMA
Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell'Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l'Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall'amico, che torna negli Stati Uniti.
Una generazione appena uscita dal secondo conflitto mondiale, capace di rovesciare completamente valori e credenze, di mostrare gli estremi dell'animo umano. Tutto ciò che prima sembrava "inevitabile", viene ora "messo in discussione". Inizia ad agitarsi una voglia di ribellione e di libertà che poi sfocerà in maniera completa negli anni a seguire. Ed è proprio questo sentimento di ricerca, di evasione, il motore trainante. Un motore personificato via via nei vari personaggi che si vengono ad incontrare. Ognuno sembra essere spinto da qualcosa di diverso, ma il comune denominatore è la brama di vita: un "richiamo" per Sal e quasi una "follia" nel comportamento di Dean. Quindi si va sulla strada, da soli, in compagnia, al volante, come passeggeri - poco importa - ma ciò che conta è muoversi, andare, non fermarsi, sempre in cerca della vita - quella vera e vissuta. Fattori questi che si adattano alla perfezione allo stile di Kerouac (O forse è lo stile che li rende al meglio?): rapido, scattante, musicale, senza tregua. Perché, di fatto, la tregua non può esserci, per il semplice motivo che la "grande ricerca" non avrà mai probabilmente fine. E quindi resta solamente il rimettersi in moto per vedere cosa c'è più avanti sulla - nostra - strada.
TRAMA
Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell'Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l'Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall'amico, che torna negli Stati Uniti.
lunedì 3 dicembre 2012
La Caduta Di Hyperion - Dan Simmons
Degno seguito del predecessore. Anzi, direi che sono imprescindibili l'uno dall'altro. La teoria secondo cui Simmons avesse pensato Hyperion come un unico volume, sembra quanto mai sensata e concreta.
Ogni cosa rimasta in sospeso viene chiarita, spiegata ed incastrata alla perfezione, ad ulteriore riprova della magistrale capacità di orchestrare gli eventi dipanata dall'autore. Alcune convinzioni verranno ribaltate, altri eventi cambieranno prospettiva e tutto troverà una conclusione. O meglio, quasi tutto. Ma non dirò nulla di più, perché qualsiasi riferimento potrebbe rovinare la lettura non solo di questo, ma soprattutto di Hyperion.
TRAMA
I sette pellegrini hanno raggiunto le Tombe del Tempo di Hyperion e sono al cospetto dello Shrike; intorno a loro divampa lo scontro tra gli Ouster e le forze dell'Egemonia. John Keats, una macchina umana costruita dalle Intelligenze Artificiali in cui è stata ricreata la coscienza del poeta, riesce a scoprire dove risiede il loro nucleo operativo, ma il fatto che si trovi all'interno dei teleporter comporta conseguenze inquietanti: bisognerebbe riportare indietro l'orologio dell'evoluzione umana, evitando così di soccombere alle Intelligenze attraverso la distruzione della Rete su cui si fonda l'Egemonia. Mentre i capi dell'Egemonia si trovano di fronte a una scelta di vita o di morte, il destino dei pellegrini si unisce inesorabilmente con quello dell'intera umanità. Con "La caduta di Hyperion", Dan Simmons descrive un mondo decadente e profondo.
Ogni cosa rimasta in sospeso viene chiarita, spiegata ed incastrata alla perfezione, ad ulteriore riprova della magistrale capacità di orchestrare gli eventi dipanata dall'autore. Alcune convinzioni verranno ribaltate, altri eventi cambieranno prospettiva e tutto troverà una conclusione. O meglio, quasi tutto. Ma non dirò nulla di più, perché qualsiasi riferimento potrebbe rovinare la lettura non solo di questo, ma soprattutto di Hyperion.
Una curiosità a parte risulta essere l'oltre ogni modo evidente
ammirazione sviscerata per il poeta Keats, di cui però - anche in questo caso -
non parlerò (il primo e macroscopico indizio è davanti agli occhi di tutti).
"La Caduta di Hyperion" non potrebbe esistere senza
"Hyperion", ma molto probabilmente - per non dire certamente -
nemmeno "Hyperion" potrebbe esistere senza "La Caduta". O
meglio, potrebbe, ma non sarebbe la stessa cosa.
Inseparabili.
I sette pellegrini hanno raggiunto le Tombe del Tempo di Hyperion e sono al cospetto dello Shrike; intorno a loro divampa lo scontro tra gli Ouster e le forze dell'Egemonia. John Keats, una macchina umana costruita dalle Intelligenze Artificiali in cui è stata ricreata la coscienza del poeta, riesce a scoprire dove risiede il loro nucleo operativo, ma il fatto che si trovi all'interno dei teleporter comporta conseguenze inquietanti: bisognerebbe riportare indietro l'orologio dell'evoluzione umana, evitando così di soccombere alle Intelligenze attraverso la distruzione della Rete su cui si fonda l'Egemonia. Mentre i capi dell'Egemonia si trovano di fronte a una scelta di vita o di morte, il destino dei pellegrini si unisce inesorabilmente con quello dell'intera umanità. Con "La caduta di Hyperion", Dan Simmons descrive un mondo decadente e profondo.
domenica 21 ottobre 2012
Dance Dance Dance - Haruki Murakami
Onirico. Direi che si potrebbe definire così questo libro di Murakami. Alla luce dello svolgimento della storia, la trama mi è sembrata un po' fuorviante, nel senso che è "interpretabile". Io mi ero immaginato uno sviluppo che non si è verificato, o quantomeno, si è verificato in parte, nelle meccaniche principali. Ciò che ne risulta però è forse migliore rispetto a quanto si potesse pensare.
La storia in sé è un ottimo motore trainante, ma il vero nucleo del libro è la profonda introspezione psicologica che opera Murakami. Tutti gli strumenti "paranormali" hanno come unico fine quello di spingere il protagonista/autore a porsi delle domande, a trovare i "collegamenti".
Come in Norwegian Wood, anche in questo caso vi è lo spettro della morte che gira - in misura comuque minore - tanto che questo sembra essere un tema caro all'autore, o forse è ciò che mette tutte le cose, le persone e le vicende nella corretta prospettiva.
Dance Dance Dance è un mondo a sé, creato allo scopo di far riflettere. Allora danziamo alla ricerca dei collegamenti della nostra vita.
TRAMA
È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.
La storia in sé è un ottimo motore trainante, ma il vero nucleo del libro è la profonda introspezione psicologica che opera Murakami. Tutti gli strumenti "paranormali" hanno come unico fine quello di spingere il protagonista/autore a porsi delle domande, a trovare i "collegamenti".
Come in Norwegian Wood, anche in questo caso vi è lo spettro della morte che gira - in misura comuque minore - tanto che questo sembra essere un tema caro all'autore, o forse è ciò che mette tutte le cose, le persone e le vicende nella corretta prospettiva.
Dance Dance Dance è un mondo a sé, creato allo scopo di far riflettere. Allora danziamo alla ricerca dei collegamenti della nostra vita.
TRAMA
È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.
lunedì 24 settembre 2012
Il Cimitero Di Praga - Umberto Eco
Premessa: me lo aspettavo decisamente diverso. Detto ciò, siamo comunque di fronte ad un romanzo di Eco.
Rispetto a "Il Nome Della Rosa" e "Il Pendolo Di Focault" (gli unici altri due libri che ho letto di questo autore) è probabilmente il più accessibile, il più facile anche. Ciò che caratterizza i lavori di Eco (valutazione basata ovviamente sulla mia esperienza) è la minuziosa ricerca correlata ad una trama superba, la grande precisione fin nei particolari e un linguaggio ricchissimo, dove davvero regna sovrano "l'italiano": se ne "Il Nome", ma ancora di più ne "Il Pendolo" questi aspetti erano portati fino allo stremo - o molto vicini ad esso - ne "Il Cimitero" ciò si verifica in misura minore.
La precisione e i particolari sono molto curati - ci troviamo davanti ad una ottima lezione di storia della seconda metà dell'ottocento. Il lessico risulta più abbordabile (ne "Il Pendolo" è quasi d'obbligo avere sempre il vocabolario) e di certo ciò permette una maggiore comprensibilità, però in qualche modo lo priva di quella bellezza dell'essere di "nicchia", ricercato e complesso - quasi fosse una sfida. La trama è il punto cardine. Siamo di fronte all'elogio del falso. Tutto è legato, tutto coincide, tutto si muove alla perfezione. Però il richiamo a "Il Pendolo" riecheggia in lontananza e fra i due non esiste confronto.
Un buon libro, scorrevole e istruttivo, ma soprattutto, capace di legare argomenti ed eventi storici apparentemente distanti fra loro.
TRAMA
Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.
Rispetto a "Il Nome Della Rosa" e "Il Pendolo Di Focault" (gli unici altri due libri che ho letto di questo autore) è probabilmente il più accessibile, il più facile anche. Ciò che caratterizza i lavori di Eco (valutazione basata ovviamente sulla mia esperienza) è la minuziosa ricerca correlata ad una trama superba, la grande precisione fin nei particolari e un linguaggio ricchissimo, dove davvero regna sovrano "l'italiano": se ne "Il Nome", ma ancora di più ne "Il Pendolo" questi aspetti erano portati fino allo stremo - o molto vicini ad esso - ne "Il Cimitero" ciò si verifica in misura minore.
La precisione e i particolari sono molto curati - ci troviamo davanti ad una ottima lezione di storia della seconda metà dell'ottocento. Il lessico risulta più abbordabile (ne "Il Pendolo" è quasi d'obbligo avere sempre il vocabolario) e di certo ciò permette una maggiore comprensibilità, però in qualche modo lo priva di quella bellezza dell'essere di "nicchia", ricercato e complesso - quasi fosse una sfida. La trama è il punto cardine. Siamo di fronte all'elogio del falso. Tutto è legato, tutto coincide, tutto si muove alla perfezione. Però il richiamo a "Il Pendolo" riecheggia in lontananza e fra i due non esiste confronto.
Un buon libro, scorrevole e istruttivo, ma soprattutto, capace di legare argomenti ed eventi storici apparentemente distanti fra loro.
TRAMA
Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l'ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come "I protocolli dei Savi Anziani di Sion", che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell'assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d'appendice di stile ottocentesco, tra l'altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l'unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.
mercoledì 5 settembre 2012
La Strada - Cormac McCarthy
Cupo e triste. Questi i primi due aggettivi con cui definirei questo volume vincitore del premio Pulitzer nel 2007.
McCarthy tratteggia la sopravvivenza di padre e figlio in seguito ad una non precisata apocalisse - la loro vita sulla "strada" appunto.
La prosa è scarna, direi ridotta davvero all'essenziale, ma proprio per questo in grado di trasmettere quel senso di opprimente angoscia legata all'inevitabilità di un futuro che non c'è. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. Perché vi sono moltissimi altri sentimenti e sensazioni che si muovono fra le righe, scomparendo e riapparendo: farne anche solo un abbozzo non renderebbe giustizia allo scritto. Solo su una cosa posso soffermarmi, ovvero sul grande legame che lega padre e figlio, e su come questo sia il motore che permette ad entrambi di affrontare i giorni di interminabili vuoto uno alla volta.
Di sicuro non una lettura "semplice" (nonostante l'esiguo numero di pagine - circa 220) ma, di fatto una grande lezione sull'amore paterno e sul non arrendersi.
TRAMA
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.
McCarthy tratteggia la sopravvivenza di padre e figlio in seguito ad una non precisata apocalisse - la loro vita sulla "strada" appunto.
La prosa è scarna, direi ridotta davvero all'essenziale, ma proprio per questo in grado di trasmettere quel senso di opprimente angoscia legata all'inevitabilità di un futuro che non c'è. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. Perché vi sono moltissimi altri sentimenti e sensazioni che si muovono fra le righe, scomparendo e riapparendo: farne anche solo un abbozzo non renderebbe giustizia allo scritto. Solo su una cosa posso soffermarmi, ovvero sul grande legame che lega padre e figlio, e su come questo sia il motore che permette ad entrambi di affrontare i giorni di interminabili vuoto uno alla volta.
Di sicuro non una lettura "semplice" (nonostante l'esiguo numero di pagine - circa 220) ma, di fatto una grande lezione sull'amore paterno e sul non arrendersi.
TRAMA
Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.
sabato 1 settembre 2012
Azione Immediata - Andy McNab
Da qui parte tutto. Questa di fatto è l'idea con cui bisogna approcciare questo volume. McNab traccia una sorta di autobiografia scandita dalle "missioni". Si parte dal ragazzo che sceglie di arruolarsi e si arriva all'uomo all'inizio della guerra del golfo - esattamente uno step prima dell'inizio di "Pattuglia Bravo Two Zero".
Esauriente ed esaustivo, sarcastico, disincantato - quasi cinico a volte, ed estremamente reale, questo spaccato sulla durissima selezione SAS, sul passarla ma non far ancora parte del 22° Reggimento, sulle prime missioni, sulle specializzazioni antiterroristiche, sugli insegnamenti, sulla maturazione e sul delicato rapporto "familiare" racconta una storia senza fronzoli o abbellimenti. McNab mette a nudo e si mette a nudo, esponendosi eventualmente anche a dure critiche riguardo i suoi comportamenti, ma non avrebbe potuto essere diversamente. Questo è il prezzo del reale e del vero. Questo senza mai far calare troppo la voglia di proseguire, non limitandosi ad un cronaca di luoghi, dati, date e numeri, ma arricchendo il tutto con la sua personale visione del mondo: "se la merda finisce nel ventilatore è meglio essere preparati a riceverla!"
TRAMA
Questo libro è il resoconto di dieci anni trascorsi nello Special Air Service, l'unità d'assalto più temuta al mondo. Un'esperienza straordinaria che vede il suo protagonista dapprima alle prese con un addestramento ai limiti dell'incredibile, poi impegnato in rischiose missioni in ogni parte del pianeta: dalle giungle del Borneo ai deserti dell'Africa, dall'Irlanda del Nord alle foreste pluviali dell'America Latina. Perché gli uomini dei SAS, preparati per ogni tipo di missione e per le condizioni ambientali più estreme, devono essere sempre pronti all'azione immediata: agiscono in silenzio e con rapidità, e al massimo livello di efficienza.
Esauriente ed esaustivo, sarcastico, disincantato - quasi cinico a volte, ed estremamente reale, questo spaccato sulla durissima selezione SAS, sul passarla ma non far ancora parte del 22° Reggimento, sulle prime missioni, sulle specializzazioni antiterroristiche, sugli insegnamenti, sulla maturazione e sul delicato rapporto "familiare" racconta una storia senza fronzoli o abbellimenti. McNab mette a nudo e si mette a nudo, esponendosi eventualmente anche a dure critiche riguardo i suoi comportamenti, ma non avrebbe potuto essere diversamente. Questo è il prezzo del reale e del vero. Questo senza mai far calare troppo la voglia di proseguire, non limitandosi ad un cronaca di luoghi, dati, date e numeri, ma arricchendo il tutto con la sua personale visione del mondo: "se la merda finisce nel ventilatore è meglio essere preparati a riceverla!"
TRAMA
Questo libro è il resoconto di dieci anni trascorsi nello Special Air Service, l'unità d'assalto più temuta al mondo. Un'esperienza straordinaria che vede il suo protagonista dapprima alle prese con un addestramento ai limiti dell'incredibile, poi impegnato in rischiose missioni in ogni parte del pianeta: dalle giungle del Borneo ai deserti dell'Africa, dall'Irlanda del Nord alle foreste pluviali dell'America Latina. Perché gli uomini dei SAS, preparati per ogni tipo di missione e per le condizioni ambientali più estreme, devono essere sempre pronti all'azione immediata: agiscono in silenzio e con rapidità, e al massimo livello di efficienza.
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