Il primo libro di Lilin ci offre la panoramica della sua Educazione Siberiana.
Si entra letteralmente - e non - in un'altra realtà, che seppur non sia distante troppo distante né in termini di tempo, né in termini di spazio, stupisce. Attraverso le vicende vissute e raccontate da "Kolima", ci inoltreremo nelle "leggi criminali", vedremo in cosa consistono e come vengono applicate. A ciò risultano inevitabilmente collegate tutte le tradizioni e i comportamenti adottati dai diversi personaggi: un'ingranaggio di contraddizioni in perfetta armonia. Alcuni eventi potranno sembrare assurdi, altri tremendamente reali, altri ancora un po' crudi e senza grande senso, eppure tutto rientra nel quadro, senza nessuna sbavatura. Questo è ovviamente il risultato di un racconto di vita vera, in cui dall'adolescenza si cresce, si sale e si supera la soglia della maturità.
Lilin sceglie gli episodi in modo da offrire uno spaccato il più possibile completo, allontanandosi, di volta in volta, dalle storie che compongono il libro, per cercare di fornire alcuni dettagli che aiutino ulteriormente la comprensione. Decide inoltre di scrivere direttamente in italiano, scelta che non solo risulta essere coraggiosa, ma addirittura è pienamente riuscita.
In conclusione direi che è sicuramente da leggere quantomeno per vedere come funzionano le cose in altre parti del mondo (e questo si potrebbe sostenere che sia il minimo).
P.S. Il finale non è altro che l'inizio di "Caduta Libera", il volume che lo continua.
TRAMA
Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli "sbirri" o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro il distretto di polizia, magari: "Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice". La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. "Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi". Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, cioè un "criminale onesto". Con uno stile intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, Nicolai Lilin racconta un mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza.

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